"La festa è a Buenos Aires" by Tre allegri ragazzi morti

Ecco a voi il secondo video dei TARM.

Buona visione a tutti! See you soon!

Jackeyed live

  • Tetris: Jackeyed — Trieste, 14/04/2009 22.00
  • Greenwich Pub: Jackeyed — Curtarolo (Pd), 18/04/2009 22.00
  • Arts Cafè: Jackeyed — Porcia (Pn), 24/04/2009 22.00
Argomento:

Recensione: il cd di Claudio Cojaniz su Jabadabadoo

Jabadabadoo - Marzo 2009 di Manuel Gentile (egentile@libero.it) www.myspace.com/jabadabadoomensile

Claudio Cojaniz lavora come compositore e arrangiatore nel campo della musica contemporanea. “Non Sono Tornati. Viaggio Nella Grande Guerra” è un compact disc che ripropone il concerto che Claudio Cojaniz ha eseguito nell’estate del 2008 a Pordenone nell’ambito della rassegna “Visioni Sonore” di Cinemazero, dove il pianista ha presentato i brani concepiti come accompagnamento dal vivo di una serie di documentari sulla Grande Guerra provenienti dall’archivio de “La Cineteca Del Friuli”. Pur essendo concepite come colonna sonora, le composizioni di questo lavoro brillano di luce propria, e l’ascolto del disco è quanto mai interessante e gradevole. L’eclettico musicista friulano, amante di Theolonius Monk (ma anche di Ornette Colemann), si avventura nei territori del jazz, senza peraltro nascondere la vena blues che caratterizza indiscutibilmente il suo stile, e riesce a trasformare in musica le immagini delle vicende che descrive, con la sorprendente forza evocativa affidata ai tasti del suo pianoforte. “Non Son Tornati” è un percorso ideale che parte dal momento in cui inizia la guerra (“Preparandosi A Partire”, “In Viaggio Verso Il Fronte”), per poi descrivere lo scenario degli eventi bellici (“Assalto”, “In Trincea Con La Morte”, “Contrattacco”), fino al momento in cui le armi tacciono (“Ritorno Alla Pace”) e arriva il momento di rimeditaregli orrori e le devastazioni del conflitto, ricordando chi non c’è più (“A Chi Non E’ Tornato”). E’ un’opera lucidamente essenziale, dove il virtuosismo strumentale è al servizio di una immediata espressività, e l’inventiva sviluppa ed esalta la brillantezza e l’originalità delle soluzioni armoniche. Autore misurato e competente, Claudio Cojaniz è un interprete sensibile e delicato che, nel rendere la drammaticità delle tragiche vicende che descrive, rivela la dolente partecipazione al dramma dei ragazzi mandati a morire al fronte, messi l’uno contro l’altro, ad uso delle classi dominanti. Al di là del suo innegabile valore musicale, questo disco vuole essere un messaggio di pace, perché la guerra, in fondo, è sempre troppo vicina.

Ringraziamento speciale ad Andrea Maroelli.

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Jackeyed live

  • Zion Rock Club: Chinasky + Jackeyed — Conegliano (Tv), 27/03/2009 22.00
  • Unwound: Blake/e/e/e + Jackeyed — Padova, 03/04/2009 22.00
  • Arts Cafè: Jackeyed — Porcia (Pn), 24/04/2009 22.00
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"Il mondo prima" by Tre allegri ragazzi morti

Finalmente, ci siamo!

Ecco a voi la prima puntata tanto attesa dei “Tre Allegri Ragazzi Morti”. Buona visione!

Claudio Cojaniz e Flavio Massarutto a RADIO 3

Ieri 2 Marzo all’interno del programma “Battitti” condotto da Antonia Tessitore, Nicola Catalano e Ghighi di Paola su Radio 3 è andata in onda una lunga e bellissima intervista a Claudio Cojaniz e Flavio Massarutto.

Link per ascoltare la puntata http://www.radio.rai.it/podcast/A0038755.mp3

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Jackeyed Live

Prossimi appuntamenti:

  • Radio Golden: Dogs in a flat + Jackeyed — Conegliano (Tv), 13/02/2009 22.00
  • Greenwich Pub: Soul of the Cave + Jackeyed — Curtarolo (Pd), 26/02/2009 22.00
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#05 Coming soon ... Tre allegri ragazzi morti

"Town" by Dejligt

Salutiamo Matteo, Andrea e Caio, con l’ultimo brano “Town, in attesa del nuovo disco previsto per il 2009!!! Buona visione.

Il Gazzettino - "Claudio Cojaniz dà anima alle sofferenze della Grande Guerra"

Mercoledì 4 Febbraio 2009

Diversamente da analoghe operazioni la musica non perde nulla senza il confronto con le immagini e il ricco booklet allegato al disco ne fa invece un’opera che si presta a ulteriori riflessioni e usi.

Nelle ventiquattro pagine del libretto scorrono i fotogrammi dei filmati girati sui fronti del conflitto dall’Adamello al Friuli al Piave sino alla Trieste visitata dal Re e citazioni tratte da resoconti d’epoca tradotti in italiano, sloveno, tedesco e friulano. Per ognuna delle quattordici parti nelle quali è suddivisa la musica altrettante brevi e folgoranti testimonianze che raccontano il dolore, lo stupore, la crudeltà. L’ascolto perciò delle musiche è accompagnato da suggestioni che ne collocano il progredire nel quadro del contesto storico, un contesto che diventa universale nel parlare della sofferenza e della tragedia della guerra.

A questo materiale così palpitante Cojaniz si è approcciato con umiltà e ha saputo viverlo in modo totale. Arrivano immediate le sue impennate polemiche come quando ridicolizza il tronfio militarismo con marce innaturalmente meccanizzate o la retorica patriottica con una versione grottesca dell’inno di Mameli. Oppure il sentimento di pietà per le vittime recuperando la tradizione innodica laica e religiosa e il blues giungendo a tributare nel momento di massimo orrore sullo schermo, l’immagine di due soldati morti trafiggendosi con le baionette, un silenzio che dice più di mille note. Un flusso continuo di suoni tratti dalla tastiera, ma anche direttamente dalle corde del pianoforte attingendo da molteplici generi. Si è voluto, giustamente, pubblicare anche il bis della serata, il vecchio standard “Just a Gigolò”.

Cojaniz libera la tensione della performance giocando con questa melodia antica e saggia perché la vita e le sue manifestazioni come l’amore e il gioco sono l’antidoto migliore alla follia della guerra.

Flavio Massarutto

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